Psicoterapia Espressiva
CHE COS’E’ E PERCHE’ SI CHIAMA COSì
“Che cos’è la psicoterapia espressiva?”, “Perché si chiama così?”, “È diversa dalle altre?”.
Queste sono le principali domande che mi rivolgono spesso.
Da anni pratico questa modalità di intervento a Como, città artigiana e artistica famosa nel mondo per la produzione di seta. Nascendo proprio in questo territorio serico, ho respirato l’arte tessile fin da piccola, già dalla mia famiglia: crescendo ho messo insieme i miei interessi come la psicologia, l’arteterapia con le mie passioni, l’arte, la ceramica, il tessuto. Non avrei potuto praticare un’altra psicoterapia, se non questa così rispondente a chi sono e in cui credo, che coniuga una modalità di cura con una modalità espressiva artistica (l’arteterapia).
Ma ora vi spiego meglio.
La psicoterapia espressiva integra la parola con l’utilizzo di materiali e produzioni artistiche in seduta per facilitare l’espressione di pensieri, sensazioni, emozioni.
Quindi, durante un incontro, si parla e si crea: il processo terapeutico è strettamente legato al processo creativo.
Ma perché una persona dovrebbe fare un’attività artistica quando va dallo psicoterapeuta?
Non basta parlare?
Già Shakespeare[1] diceva che uno degli scopi principali “dell’arte del curare” è dare parole al dolore: spesso però la parola non basta, è incapace di offrire immediatamente un sostegno per riflettere, dare un senso e pensabilità all’esperienza umana. Scrive a tal proposito lo psichiatra Arieti[2]: “[…] quando il dolore è così intenso da non aver più accesso alla coscienza, quando i pensieri sono così dispersi da non essere così comprensivi ai propri simili, quando i contatti più vitali con il mondo sono recisi, neppure allora lo spirito dell’uomo soccombe e il bisogno di creare può persistere”.
Per molte persone, infatti, è difficile, e a volte impossibile, descrivere verbalmente la propria condizione, difficoltà, fatica, mentre può risultare un accesso “secondario”, “facilitante” o “preferenziale” esprimersi attraverso la creazione di un disegno, una scultura, un collage…: giocando, modificando ed intervenendo sull’immagine artistica prodotta, le persone possono mettersi in contatto con i propri desideri, aspettative, bisogni, sensazioni ed emozioni.
Nel fare un’opera il soggetto si racconta, parla di sé, tocca con mano e rende concreto, tangibile visibile e condivisibile qualcosa che ha dentro e che si permette di portar fuori, di far uscire in una forma, lì, sul tavolo, davanti a sé e davanti al terapeuta.
Questa forma, immagine, opera sarà testimone di un vissuto interno faticoso, doloroso, sconosciuto, inespresso, rimosso, inconscio, ancora inesplorato: inizia così un possibile dialogo con esso, concretizzato nel manufatto, per provare ad ascoltarlo, a modificarlo e a trasformarlo.
Si chiederà alla persona di descrivere e di raccontare ciò che ha fatto e come lo ha fatto: in questo modo essa parlerà di sé inconsapevolmente. L’attenzione sarà sul processo creativo di costruzione dell’opera e non sul risultato: non ci sarà alcun giudizio sul prodotto finale o sulle capacità del soggetto. Il setting è predisposto per essere un luogo sicuro, accogliente e non giudicante.
Questa modalità psicoterapeutica coinvolge sia la mente e sia il corpo, attraverso i materiali artistici che stimolano tutti i sensi. Il toccare, manipolare, modificare evocano, infatti, ricordi, memorie inespresse, alfabeti primordiali, gesti e ritmi antichi, vissuti rimossi.
Come psicoterapeuta espressiva presto particolare attenzione a questo livello di comunicazione pre-verbale (che nasce prima dell’avvento della parola) che è riconoscibile e rintracciabile nell’espressione artistica e corporea. L’uso quindi di codici espressivi pre-verbali può mettere in forma e conseguentemente dar voce a quei vissuti inespressi che ora, proprio perché visibili, osservabili e condivisibili, possono finalmente trovare uno spazio e un significato.
Quindi, in generale, la psicoterapia espressiva si chiama così perché offre la possibilità al soggetto di potersi esprimere attraverso le tecniche espressive, nel mio caso di arteterapia, un canale diverso rispetto a quello della parola che a volte non è sufficiente e adatto a tutti.
Per questo motivo questa modalità di intervento, individuale o di gruppo, è adatta a bambini, adolescenti, adulti, anziani.
[1] Shakespeare W., Macbeth, in Tutte le Opere, Sansoni, Firenze, !964
[2] Arieti S., Creatività. La sintesi magica, Il Pensiero Scientifico, Roma, 1974