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La rabbia: un’energia da esprimere e riconoscere

“Ho perso le staffe”, “vedo rosso”, “sono ai ferri corti”, “ho i nervi a fior di pelle”, “ho un diavolo per capello”…

La nostra lingua è incredibilmente ricca di frasi per descrivere la rabbia. Questa abbondanza espressiva riflette quanto questa emozione sia frequente nella vita quotidiana. Ma cosa sappiamo davvero della rabbia? E perché è importante imparare a riconoscerla?

La rabbia è innata o acquisita?

La rabbia per alcuni psicoanalisti e psicologi, come Melanie Klein e Paul Ekmann, fa parte della nostra vita già dalla nascita, mentre per altri, come Alexander Lowen, è una risposta all’ambiente intorno a noi. Ad oggi questa dicotomia è superata: la rabbia è la risultante di molteplici fattori innati, ambientali ed esperienziali. Essa è importante per la crescita e lo sviluppo dell’individuo.

Perché ci arrabbiamo

La psicologa Valentina D’Urso nel suo libro Arrabbiarsi ha individuato quattro principali ragioni per cui ci arrabbiamo:

  1. Percezioni di situazioni sgradevoli di tipo fisico o materiale: minacce all’integrità personale e dei propri beni materiali
  2. Disturbi o ostacoli alle proprie attività, impedimento al conseguimento dei propri scopi
  3. Frustrazioni psicologiche: imposizione di esperienze spiacevoli, interruzione o privazione di esperienze piacevoli, danni alla dignità personale e dei propri cari, alla propria immagine pubblica e all’autostima
  4. Ingiustizie subite o prospettate per se stessi o per altri

Oltre a queste, ci sono molte altre motivazioni soggettive, importanti o futili, gravi o lievi, che possono scatenare la rabbia.

Il corpo parla la lingua della rabbia

Quando siamo arrabbiati il volto si contrae in un’espressione riconoscibile in tutti i popoli della terra, prova della sua importanza evolutiva. Può così essere riprodotto universalmente da un disegno con pochi tratti:

Fig.1- Il volto della rabbia

Vedere un viso arrabbiato fa prevedere che la persona è ostile, che è pronta a compiere azioni aggressive, potenzialmente pericolose, se non letali. Sapere riconoscere ciò può salvarci la vita: per questo motivo l’attenzione è stata posta al volto da parte di molti ricercatori. Anche tutto il resto del corpo, però, si modifica: il cuore accelera, la pressione sale, la respirazione diventa irregolare, la deglutizione diminuisce, i muscoli si irrigidiscono, la temperatura e la sudorazione aumentano. È la preparazione dell’organismo all’azione, a difendersi o ad attaccare.

In terapia: accogliere e comprendere la rabbia

Nel mio lavoro psicoterapeutico, incontro spesso persone che vivono male la rabbia: alcune la reprimono, altre temono, altre ancora la negano.

Le invito a cogliere nel viso e nel corpo cosa accade quando pensano di essere arrabbiate. Propongo loro di raccontare la rabbia, cosa avviene prima e dopo. Infine cerco di far comprendere cosa vuol comunicare questa emozione, quale messaggio porta.

In molte situazioni cerco di mostrare che la rabbia non ha solo un aspetto negativo: è spesso vista come energia distruttiva, incontrollabile, come qualcosa da nascondere o da evitare.

In realtà si è tralasciata con il tempo la sua qualifica positiva: essa è anche un’energia vitale, una forza sana, un segnale interno che ci aiuta e che ci indica che qualcosa non va, che i nostri limiti sono stati superati o che un bisogno è stato ignorato. Può darci la forza per cambiare, per difenderci, per agire. È energia creativa, se sappiamo ascoltarla e utilizzarla.

Il mio intento, in seduta, è di esplorare la rabbia, cogliendo entrambi gli aspetti.

L’arteterapia e il potere dell’argilla

Per accompagnare questa esplorazione, propongo spesso l’uso dell’argilla. Questo materiale accoglie e sopravvive a colpi, pressioni, strappi, buchi dell’arrabbiato.

Fare un’opera “arrabbiata”, esprimere rabbia durante la sua costruzione e infonderla nel manufatto, aiuta la persona a renderla concreta, ad osservarla, a vederla insieme ad un professionista per coglierne gli aspetti positivi e negativi. Questo processo favorisce l’espressione, la sperimentazione, il riconoscimento, la gestione dell’emozione.

L’argilla è, a mio avviso, il materiale elettivo: aiuta a contenere la rabbia, a renderla visibile, a modellarla, a trasformarla.

Nel percorso psicoterapeutico integrato con l’arteterapia, esploriamo insieme questa emozione dal duplice aspetto. L’obiettivo non è eliminarla, ma accoglierla e comprenderne il suo significato per migliorare il nostro benessere.

Se senti che la rabbia ti abita o ti sfugge, la psicoterapia integrata all’arteterapia può essere il giusto cammino per te.

Bibliografia
D’Urso V., Arrabbiarsi, il Mulino, 2001, Bologna
Kovecses Z., Emotion Concept, Springer- Velag, 2012, New York
Della Cagnoletta M., Arte terapia, Carocci Editore, 2010, Roma
Klein M., Amore, odio e riparazione, Astrolabio, 1969, Roma
Ekmann P., Emotion in the Uman face, Pergamon, 1972, New York
Lowen A., Bioenergetica, Giangiacomo Feltrinelli Editore, 2014, Milano

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