La maiolica per passione
di DANIELA MAMBRETTI per MAG
LA PSICOLOGA LAURA UBOLDI, DAI MERCATINI DI HOBBISTICA
ALLA TERAPIA PRODUCENDO BROCCHE, BICCHIERI, CIOTOLE E PIATTI
GLI INCONTRI FATALI
Individuata la tecnica, mancava solo l’incontro con il maestro giusto. «Ho avuto la fortuna di conoscere uno degli ultimi mastri anziani che lavora in una delle più famose fornaci di Milano. Non solo mi ha iniziato al tornio, svelandomi i segreti che solo una lunga esperienza regala, ma è tuttora il mio punto di riferimento artistico», continua Laura. Questo ulteriore passo ha rappresentato il passaggio dal lavoro “in piano”, alla plasmatura del pezzo a tutto tondo: quadrato e cerchio sono, infatti, due forme che l’artista non abbandona mai nelle sue creazioni. Ma il tornio non rappresenta solo uno strumento di lavoro. Un modello, in particolare, costringe l’operatore a lavorare seduto piuttosto basso, quasi accovacciato sulla piastra che gira, favorendo concentrazione e raccoglimento, in perfetto stile zen. «La tornitura obbliga alla centratura su se stessi. Impone pazienza e rigore. Si sta lì fino a quando una informe palla di terra non prende finalmente struttura, sgrossando materia inutile, levigando gli spigoli, eliminando gli eccessi e avendo cura del dettaglio. Si sta sul pezzo fino a quando non si modella, assecondando le mani e l’intenzione creativa dell’artista», sottolinea Laura. Poi, l’ulteriore tecnica da raffinare era quella pittorico-decorativa appresa, attraverso varie fasi, a Montelupo Fiorentino, importante centro di riferimento, già nel Rinascimento, per la produzione di manufatti di maiolica con decorazione di ispirazione ispano-moresca (continua sulla rivista MAG – il magazine de La Provincia)





